I vini delle Côtes du Rhône - Vinarte

Bacco giramondo – Poche sono le regioni di Francia che possiedono una tradizione vitivinicola così importante come quella della Valle del Rodano.

Furono i Focesi, arrivati dalla Grecia, che dopo aver fondato la città di Marsiglia (nel 600 a.C.), a portare l’arte della potatura sui ceppi di vite selvatica che abbondavano nella regione. E nel I sec. a.C. le popolazioni di Celti Allobrogi, che vivevano nella parte nord del fiume Rodano, ottennero il permesso dai loro alleati Romani e il diritto di coltivare la vigna. Furono creati così i primi vigneti nei pressi di Vienne (71 a.C.) che presto divennero famosi anche a Roma.

Durante il Medioevo, il vigneto della Valle del Rodano conobbe un periodo difficile, causa la potenza dei conti di Borgogna, che volevano essere gli unici fornitori dei ricchi mercati parigini e del nord Europa. Infatti dal XIV al XVI sec. i Borgognoni impedirono la libera circolazione dei vini del Rodano, instaurando diritti doganali molto alti e impedendo il diritto di navigazione sulla Saona, che era l’unica via di trasporto. È comunque nel 1316 che il secondo Papa di Avignone (Giovanni XXII), crea il famoso vigneto di Châteauneuf-du-Pape.

Nei 200 km che separano Vienne da Avignone, il fiume Rodano scorre modellando gole e vallate. Da Vienne a Valence, le vigne coprono il lato destro del fiume, toccando dipartimenti delle Côtes du Rhône, della Loira, dell’Ardèche. Sulla sponda sinistra le vigne occupano le scoscese rive intorno a Tain l’Hermitage, caratterizzate da un suolo granitico e da un clima continentale.

Da Livron a Montélimar, le vigne cedono il posto ad altre coltivazioni, per poi allargarsi di nuovo nei dipartimenti dell’Ardèche e Gard, sulla sinistra nel basso Drôme e il sud della Vaucluse. Qui le vigne crescono su terreni di origine calcarea, ricoperti da materiale alluvionale, il clima è molto secco e caldo.

La scelta dei vitigni (ben 21 possono entrare nella composizione, non tutti insieme, della A.O.C. Côtes du Rhône) non è fatta a caso. Le condizioni climatiche e la composizione del suolo condizionano il loro impianto. Ogni vitigno apporta le sue qualità e associato agli altri si ottengono vini molto armonici.

Grenache Noir, di origine spagnola, è il vitigno rosso principe dopo la distruzione del vigneto del Rodano da parte della filossera nel XIX sec.: resiste bene al vento (il famoso Mistral è un fattore da prendere in considerazione) e alla mancanza d’acqua; la Grenache è la base per i rossi delle Côtes meridionale e per certi vini rosati molto fruttati; il Syrah unico vitigno rosso nelle Appellations Locales (Crus) delle Côtes du Rhône settentrionali, grazie alla sua ricchezza aromatica e la sua intensa colorazione, viene usato sempre di più anche nelle Côtes meridionali.

Ogni volta che viaggiamo in questi luoghi, cerchiamo sempre di trovare del tempo per sostare, magari verso sera, accanto alla piccola cappella che si trova in cima alla collina dell’Hermitage, alla fine di una strada sconnessa. Confessiamo che non è anelito religioso che ci spinge fin lassù, benché il luogo porti alla meditazione. Il vigneto della «Chapelle» non è solo uno dei più rinomati, ma anche uno dei meglio esposti che noi conosciamo. La vista sinuosa del fiume sottostante è spettacolare e il Syrah (Hermitage) è uno di quei vini da non perdere nella vita.

Mourvèdre è un vitigno molto esigente di luce e calore, soprattutto nel periodo di maturazione, è coltivato nelle zone meridionali. Ha un regolare bisogno d’acqua ed è sensibile al vento. Possiede eccellenti tannini e un particolare potere antiossidante: vinificato in rosato prolunga la freschezza ed esalta i profumi.

Tra i vitigni principali bianchi ricordiamo: Grenache Blanc che ci dà vini robusti con poca acidità; Clairette Blanc usata nello Châteauneuf-du-Pape vinificato in bianco, ama i suoli pietrosi, magri, secchi e caldi; Marsanne, coltivato a settentrione delle Côtes du Rhône, su terreni poco fertili: i suoi aromi floreali e di nocciole si sviluppano con l’invecchiamento, molto usato negli assemblaggi; Roussane, vitigno delicato e di grande finezza, dona vini eleganti, fini e complessi che sviluppano profumi floreali di caprifoglio e iris; Bourboulenc, coltivato solo nel settore meridionale, dona dei vini da bersi giovani, leggeri di alcol; Viognier (da provare il Château Grillet) ci dà dei vini caldi di alcol, morbidi che da giovani hanno profumi di muschio, pesche, ma soprattutto albicocche.

Sul fiume di Drôme che sfocia un po’ a sud di Valence, troviamo la città di Die. È il centro di una piccola regione viticola nella quale viene prodotto con i vitigni Clairette e Muscat à petits grains la Clairette de Die Tradition: è uno spumante gradevole, risultato da una trasformazione naturale che comporta una seconda rifermentazione in bottiglia (méthode Ancestrale). Le Côtes du Rhône meridionali producono anche due vini dolci naturali: il più celebre è senza dubbio il Muscat di Beaumes-de-Venise (21% di alcol). A Rasteau si produce invece un Vin Doux Naturel, a base di Grenache con uve provenienti da viti centenarie: anche questo molto caldo di alcol, da provare con il cioccolato fondente.

Come detto, molti altri vitigni sono autorizzati nelle A.O.C. Côtes du Rhône. Essi possono essere utilizzati in proporzioni variabili al fine di arricchire di struttura, aromi, tannini, acidità e colore i vari assemblaggi. Citiamo tra gli altri i rossi: Carignan, Cinsault, Courtoise, Muscardin, Vaccarese, Tenret, Calitor, Gamay, Pinot Noir, tra i bianchi il Picpoul bianco e rosso, Ugni Blanc, Mouzac, la Grenache Gris e la Clairette Rose, riservati per l’elaborazione di vini rosati.

Provate un Châteauneuf-du-Pape rosso: può infatti provenire dall’assemblaggio di ben 13 vitigni diversi, ognuno dei quali apporta al vino una delle sue peculiarità.

Casa Coste Piane
Anno nuovo, bere qualcosa di nuovo, questo è il consiglio che ci permettiamo di proporvi: il Casa Coste Piane è un Prosecco (vitigno Glera), prodotto in uno splendido lembo della Marca Trevigiana, in piena armonia con la natura che la circonda.

Loris Follador, il produttore, sente un rapporto profondo con ciò che lo circonda e che lo porta a rifiutare totalmente l’utilizzo della chimica, addirittura rifiuta l’uso del trattore nel vigneto per non comprimere il terreno. Per lui non esistono concimazione e diserbi, i tagli dell’erba sono fatti con la falce e arricchisce il terreno con il rovescio, utilizzando preparati biodinamici, rendendo i ceppi più attivi nel ricevere dalla terra le sue sostanze e l’energia dal cielo.

Non viene usato nessun lievito attivante o enzima, ma fermenta in modo naturale in bottiglia «Sur Lie». Questo Prosecco ci emoziona per la sottile ricchezza olfattiva, note floreali, trovano nella polpa della frutta il deciso richiamo degli acini dell’uva. È un vino da bere (e assolutamente da provare) a tutto pasto, ottimo aperitivo e per uno spuntino ru-stico.

 

 

/Davide Comoli