Bacco giramondo – Prima parte – Dall’antica provincia della Guascogna, sul limite del dipartimento della Gironda al nord, fino alla frontiera spagnola a sud

Malgrado la diversità di stili di produzione e vitigni che ci sono nel sud-ovest della Francia, i vini hanno delle caratteristiche in comune. La regione di cui parliamo in questo articolo corrisponde pressappoco all’antica provincia della Guascogna, cioè dal limite del dipartimento della Gironda al nord, fino alla frontiera spagnola a sud.

In questa zona, i vigneti sono sovente impiantati lungo il corso dei fiumi che si gettano nell’estuario della Gironda: Bergerac sulla Dordogna, Cahors sulla Lot, Gaillac su Tarn e Fronton, Buzet e Marmandais sulla Garonna. Verso est, a monte del Massiccio Centrale, i vigneti diventano più rari, mentre a sud ai piedi dei Pirenei, le regioni vitivinicole hanno identità più marcate. Descriverle in un solo articolo diventa impresa ardua, ecco perché divideremo in due parti la descrizione di questa regione.

Fin da tempi molto lontani, l’influenza della vicina Bordeaux si è fatta sentire sullo sviluppo viticolo della regione. I vini venivano commercializzati in enormi quantità da parte dei negozianti bordolesi, fino a che nel 1911 la frontiera geografica del vigneto di Bordeaux, fu limitato al solo dipartimento della Gironda. La filossera e l’arresto del commercio con Bordeaux colpirono duramente l’attività vitivinicola del sud-ovest. Oggi, pure con qualche patema d’animo, le nuove generazioni di viticoltori hanno saputo far rinascere la reputazione di questi vini, inserendo nelle vigne, insieme ai vecchi ceppi locali, i vitigni della vicina Bordeaux che contribuiscono a dare qualità.

Questa tavolozza di vitigni (unici) danno un carattere particolare ai vini di queste zone. Il Gaillac fornisce vini bianchi secchi e leggeri, naturali ma anche frizzanti; a Monbazillac, bianchi, dolci e morbidi; mentre sono rossi corposi quelli di Bergerac; strutturati e possenti quelli invece di Madiran e di Cahors. Il clima di questa regione possiede molti punti in comune con quello della vicina (più famosa) Bordeaux, e infatti la maggior parte degli Haut-Pays, nome dato dagli olandesi nel XVI sec., gode di un clima atlantico che si attenua nelle vicinanze del Massiccio Centrale per l’influenza continentale.

La parte sud della regione è dominata dai vini dei Pirenei, di cui fanno parte i vini di Madiran, il Jurançon e l’Irouleguy. Il miglior vigneto è senza dubbio quello di Madiran: il vino prodotto con il vitigno Tannat è diventato infatti una delle stelle dell’enologia francese. Furono i (soliti) romani a impiantare le vigne in queste zone , che nel XII secolo, quando erano sotto la dominazione inglese, conobbero una grande ascesa. I loro vini venivano trasportati sino a Bayonne, su barche lungo il fiume Adour con destinazione nord Europa. Ma come scritto prima, il vero rilancio lo si deve nel 1985 ad Alain Brumont, che riuscì a produrre con il non facile vitigno Tannat, il celeberrimo Château-Montus, assolutamente da provare una volta nella vita, con un cinghialetto in umido.

Molti viticoltori della zona seguirono i suoi insegnamenti, uno fra tutti fu Patrick Ducournau (l’inventore della micro-ossigenazione dei vini). Il dinamismo che si è sviluppato a Madiran, ha contagiato anche la zona di Pacherenc-du-Vic-Bilh (le colline Charmantes), questa A.O.C. ingloba quattro villaggi con trecento ettari vitati, in un terreno composto da ghiaia e argilla, ideale per il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Malbec. Uscita dal suo torpore, questa zona ha incominciato a produrre vini bianchi da vendemmia tardiva, notevoli, con le uve del Manseng, Corbù, Sémillon, Sauvignon e un vitigno che ha incominciato ad apparire anche alle nostre latitudini l’Arrufiac, autoctono della zona: provatelo su un dolce al caffè.

Molto vicine, si trovano Les Côtes di Saint-Mont, dove vengono coltivati e vinificati da una cooperativa vini prodotti con vitigni locali, che danno rossi speziati, molto strutturati e vini bianchi aromatici, interessanti. Interessante anche il vino bianco che troviamo nell’A.O.C. Mont de Marsan, prodotto con un vitigno locale chiamato Baroque, che unito al Manseng, ci offre un prodotto complesso e fresco d’acidità.

Il piccolo comune di Bellocq conta quasi il 90 per cento delle vigne dell’A.O.C. Béarn (210 ettari), qui si producono dei rossi corposi con il Tannat e dei piacevoli rosati con il Cabernet Franc, ma il solo vino veramente importante è il Jurançon. Le vigne a 300-400 m d’altitudine sono piantate sulle scoscese coste Pirenaiche. Anche in zona, la primavera è piovosa, ma la regione beneficia di autunni abbastanza soleggiati, e con l’aiuto di un vento caldo che scende dai Pirenei, i viticoltori possono attendere sino a novembre e a volte dicembre per vendemmiare. In effetti il Petit Manseng dà il meglio di sé con le vendemmie tardive, e molte volte soprattutto in annate non ottimali anche il Gros Manseng e il Corbù concorrono alla produzione di questo vino equilibrato ed elegante, da abbinare al foie gras d’oca, a una torta di noci o se preferite al celebre formaggio Roquefort.

Appena dopo Pau, quasi in cima ai Paesi Baschi, troviamo la piccola (200 ettari) A.O.C. d’Irouleguy confinante con la Spagna, nella piccola vallata della Cize. Qui si producono eleganti vini rossi, profumati rosati e qualche rimarcabile vino bianco.

Dôle des Monts Gilliard
La Dôle è il vino rosso vallesano più conosciuto anche fuori dai confini nazionali. La Dôle des Monts è uno degli emblemi della famiglia Gilliard a Sion, maison fondata nel lontano 1885. Questo vino è frutto del matrimonio tra Pinot Nero e Gamay. Anche se alle volte possono essere aggiunte piccole percentuali di vitigni rossi della regione, resta il fatto che il 51 per cento deve essere assolutamente Pinot Nero.

Ogni anno un decreto cantonale fissa la percentuale minima di zuccheri nel mosto. La Dôle è un vino molto armonico; le uve del Pinot Nero contribuiscono al suo temperamento e profumo che ben si equilibra con il gusto fruttato del Gamay. Come la maggior parte dei vini vallesani, la Dôle si può bere giovane, ma guadagna se gustata dopo qualche anno.

È un vino ideale per ogni pasto, tuttavia – come consigliava la compianta Marianne Kaltenbach – è ottimo sul famoso Geschnetzeltes alla zurighese e con l’Ossobuco di vitello o maiale, anche se noi l’amiamo con il pollo arrosto.

 

/ Davide Comoli

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