Da Soave ai Colli Euganei - Vinarte

Bacco giramondo – Prosegue il viaggio enogastronomico nella regione del Veneto

Sul numero del 3 gennaio 2022, giunti con il nostro viaggio tra le regioni vitivinicole italiane nel Veneto, avevamo concluso la giornata a Pescantina. Lasciandoci alle spalle Verona, imbocchiamo la SR11. Superato San Martino Buon Albergo, nota località termale, arriviamo a Soave, cinta da turrite mura medievali, dalla cui Rocca lo sguardo spazia sulle circostanti colline ricoperte da una fitta selva di vigne.

Sono ben più di seimila gli ettari vitati che fanno di Soave la D.O.C. italiana con la più alta produzione di vini bianchi fermi. L’importante Cantina Sociale ci ospita per una visita. Qui, sui rilievi collinari delle valli d’Alpone, del Tramigna, dell’Illasi e di Mezzane, il vitigno Garganega ha trovato l’habitat ideale per la produzione di grandi vini bianchi: le radici di questo vitigno traggono infatti nutrimento da suoli di origine vulcanica, ricchi di calcare e fossili marini.

Appena aperto al naso è leggermente chiuso, il nostro Soave Classico ricorda lo zolfo, ma subito dopo ci dona un’esplosione di fiori di campo e si percepisce in modo chiaro la mela renetta. Diverso è il Soave Superiore D.O.C.G., che oltre alla Garganega 70%, contiene una parte di Trebbiano Veronese, che dona struttura, e Chardonnay con profumi di frutta tropicale e note di ginestra dal lungo finale. I biscotti secchi appena sfornati fanno da corona a un vero principe: il Recioto del Soave, ottenuto da grappoli fatti appassire sui graticci o appesi ai fili (picai); dal colore dorato, è un concentrato di frutta disidratata e miele, dolce e vellutato, emana poi note di fiori d’arancio e l’inconfondibile finale di mandorle.

Ci dirigiamo verso nord, attraversiamo Monteforte d’Alpone risalendo l’omonima valle tra vigne e frutteti, svoltiamo a destra e arriviamo a Roncà, situata su un antico cono vulcanico, della parte più orientale dei Monti Lessini, ma la nostra meta è il vicino borgo di Santa Margherita, famosa per il suo vino bianco Durello, prodotto con 85 % dell’autoctona uva Durella e il restante 15 % di Pinot Bianco. Lo Spumante Lessini Durello D.O.C. è stato un aperitivo molto apprezzato, soprattutto per la sua mineralità che svela la natura vulcanica del «terroir».

Lasciamo la provincia di Verona ed entriamo in territorio vicentino. La distanza dalla zona del Soave è minima e la liaison tra le due zone è data dal vitigno Garganega, che però in questa zona matura su terreni calcarei-argillosi. A Gambellara questo vitigno è senz’altro il simbolo del territorio: viene prodotto in versione ferma, spumante e passito. Noi abbiamo avuto la fortuna di poter gustare anche il Vin Santo di Gambellara, prodotto solo nelle annate migliori, dopo aver goduto del bianco locale con il classico «Riso e bisi».

Ritorniamo sulla SR11, attraversiamo Montecchio, dove dai due castelli intitolati a Romeo e Giulietta, si ha una bella vista sulla pianura e su Vicenza. Dopo qualche km, svoltando a sinistra, prendiamo la 349 in direzione Thiene e poco prima del grosso centro manifatturiero svoltiamo a destra in direzione di Breganze.

La zona della D.O.C. Breganze è situata su un’area collinare con dei tratti pianeggianti, tra i fiumi Astico e Brenta, favorita da un clima mite, dove crescono anche gli olivi. Molto diversi sono i terreni che troviamo in quest’area, infatti i suoli sono vulcanici-calcarei, di colore giallo-biancastro, fertili, compatti e ricchi di ghiaia lungo il corso dei due fiumi. In questa zona i vitigni internazionali hanno trovato un luogo ideale per la loro maturazione. Oltre a questi, sui 450 ettari vitati, troviamo il Bianco Friulano, i rossi locali come il Marzemino, il Gruaja, il Pedevenda e il Groppello.

Ma il vero gioiello della D.O.C. Breganze è il vitigno Vespaiola. Da notare che vitigni con il nome simile li ritroviamo anche in altre parti d’Italia e si possono accomunare per la predilezione delle vespe, dovuta alla ricchezza di zuccheri propria del frutto. Da questo vitigno si ottiene il Vespaiolo, un bianco molto indicato con le preparazioni a base di asparagi, ma soprattutto, elaborato con i grappoli più spargoli, letteralmente attorcigliati a coppie di lunghe fila di spaghi (localmente chiamati torcolati), lasciati appassire, appesi alle travi delle soffitte e vinificati il febbraio successivo alla vendemmia. Il Torcolato è invece il vino immagine di questa zona. Dal colore ambrato, ricco di sentori di frutta candita, rose appassite, fiori d’arancio, uva passa e miele speziato, è un vino ricco che non finisce di stupirci, lungo sia all’olfatto sia al gusto.

I vini rossi di prestigio in questa zona sono prodotti con le internazionali uve Merlot Cabernet, vinificati sia come monovitigno, sia in «blend», che non hanno niente da invidiare ai «cru» bordolesi. Degno di nota è pure il Pinot Nero (la zona vanta una delle superfici più coltivata a questo vitigno della penisola), che con le sue note di fragoline di bosco e lamponi, è stato l’ottimo compagno dei «Torresani allo spiedo» (piccioni cotti al fuoco di legna), gustati alla sera a cena a cui hanno fatto seguito le ciliegie sotto grappa della non lontana Marostica.

Ritornando verso Thiene abbiamo preso la S349 direzione Vicenza e quindi la S247. A sud di Vicenza si estende un paesaggio modellato dai Colli Berici, caratterizzato da un alternarsi di pianura e colline immerse nei vigneti: qui sorgono alcune tra le più belle ville del Palladio. Dal punto di vista vinicolo la zona è la patria della D.O.C. Colli Berici, dove vengono coltivati oltre ai soliti «internazionali» la Garganega e il Manzoni Bianco (Riesling Renano x Pinot Bianco) e il Tai Rosso, che degusteremo dopo aver visitato la stupenda Villa Valmarana ai Nani, immersa tra le vigne e aver goduto, «gioia per gli occhi», lo straordinario ciclo di affreschi di Giovan Battista e Giandomenico Tiepolo e subito dopo una delle migliori opere del Palladio: la Rotonda di Villa Almerico Capra. Dopo aver nutrito lo spirito, passati per Castegnero, procediamo verso Nanto, lungo la Strada del Tocai Rosso, ci immettiamo di nuovo sulla S247 e dopo un paio di chilometri giriamo a destra, dove situato sulle pendici orientali dei Monti Berici arriviamo a Barbarano Vicentino, comune di tradizione vinicola, dove si coltiva il vitigno simbolo della zona, il Tai Rosso, che in questo luogo prende il nome di Barbarano. I vari formaggi e salumi locali, tra cui il prosciutto crudo Veneto Berico-Euganeo, sono i degni compari dello spuntino che esaltano i fragranti ricordi di ciliegia e viole ritrovati nel nostro Tai Rosso. A Ponte di Barbarano si gira a destra e si entra in provincia di Padova, siamo nella zona dei Colli Euganei, famosi per le terme, ma pure per i vini. Isolati sia dalle Prealpi sia dai Monti Berici, i Colli Euganei con un’altezza massima di 600 m, si trovano a sud di Padova. Siamo a Rovolon, da cui si gode un magnifico panorama su Abano Terme e la pianura sottostante.

L’ottima esposizione e le rocce sedimentarie marine rendono possibile la coltivazione di numerosi vitigni e la conseguente produzione di molti vini diversi, da bersi giovani.

Amici di lunga data ci hanno accolto al Montegrande di Rovolon. Un floreale Pinello (l’autoctono Pinella) ha aperto le danze, il Serprino Frizzante (Glera) ha accompagnato una «torta salata alle erbette», il Manzoni Bianco è stato il compare delle «seppie al tegame», il Rosso Gemola 2013 (Merlot 20%, Cabernet Franc 30%), caldo, balsamico con ricordi di resina, sposo del «fegato alla veneta con cipolle bianche», il famoso Moscato Fior d’Arancio D.O.C.G., dagli avvolgenti profumi di zagara, l’ideale partner della «Tarte Tatin».

/ Davide Comoli

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