Bacco giramondo – Influenzata dai Romani, la cultura vitivinicola degli altoatesini si dice vanti un’esperienza di oltre tremila anni

La coltivazione della vigna in Sudtirolo giunge verso est sino alla zona attorno a Bressanone (Brixen) a 700 m slm, mentre il Val Venosta raggiunge Kortsch a 800 m slm. Sui pendii e lungo i fianchi delle vallate, i vigneti arrivano a sfiorare i 900 m, come ad esempio a Renon (Ritten).

Oggi il vigneto dell’Alto Adige è come un mosaico di circa 5800/6000 ettari, ma anticamente l’area in cui veniva coltivata la vite aveva un’estensione maggiore. Sia perché forse c’erano migliori condizioni climatiche, sia per il fatto che i vitigni si adattavano di più oppure i vini erano fatti per consumatori meno esigenti.

Camminando tra i vigneti altoatesini, si respira un’atmosfera che ci riconduce ai fasti dell’Impero Austroungarico, case con facciate dipinte, piccole chiese con i tipici campanili a cipolla, villaggi impreziositi da castelli immersi in fitti boschi e pascoli.

I terreni – ricchi di porfido – sono in prevalenza di origine calcarea, e si sono formati dopo il ritiro dei ghiacciai, nel fondovalle per lo più pianeggiante e pietroso, che costringe le radici delle viti ad aprirsi con fatica la strada alla ricerca delle falde acquifere, e di nutrimento: ecco spiegato il motivo per cui i vini di questa regione hanno tutti spiccate note minerali, grande freschezza e, per i rossi, un basso tenore di tannini.

Nella zona di Bressanone, affiorano rocce granitiche, mentre sull’altopiano che circonda Bolzano più a sud, è il porfido rosso che la fa da padrone; ma non lasciate l’Alto Adige senza visitare la Valle del fiume Isarco, dove – unico al mondo – potete ammirare gli affioramenti di «calcare dolomitico». Grazie alla sua grande permeabilità, è particolarmente adatto ai prestigiosi vitigni a bacca bianca della zona.

Le estati fresche e gli inverni rigidi caratterizzano il clima tipicamente montano, ma sono le forti escursioni termiche giornaliere che in estate creano le condizioni ideali per arricchire in modo straordinario il bagaglio aromatico delle uve.

Lo sviluppo ottimale delle vitivinicolture della Valle è favorito dalle quasi duecento ore di sole annuali, da precipitazioni di moderata entità, dalle Alpi che creano una barriera ai gelidi venti del nord e dal caldo «Föhn» che spesso spira tra le vallate.

Si può ragionevolmente supporre che la viticoltura, in questa regione, fosse già praticata più di tremila anni fa; sicuro, però, è che i Romani ne furono i principali maestri e diffusori. Numerose parole come: Wein, Keller, Kelter, Torggl, Kufe, Spund, Most ed Essig, sono prestiti latini e tutto sta a indicare che le popolazioni germaniche, prima di entrare in contatto con i Romani, non conoscevano il vino.

La viticoltura nel Tirolo meridionale superò molto bene le varie invasioni barbariche. Corbiniano di Frisinga (725), vescovo, fece piantare dei vigneti a Kuens e a Kortsch, in seguito numerosi vescovati e abbazie germaniche divennero proprietari di vigneti in Sudtirolo.

È nel XIII secolo che i diversi vitigni vengono denominati a seconda del luogo di provenienza: la «Vitessclave» (la Schiava), proveniva dalla costa slava dell’Adriatico. Nel 1220 documenti parlano del «Vinum de Caldario» (lago di Caldaro), del «Bozenaere» (Bolzano) e del «Traminer» (Termeno).

Ma il grande impulso alla vitivinicoltura della regione fu senza dubbio dato dall’editto del 1769 promulgato dall’Imperatrice Maria Teresa, grande sovrana illuminata, la quale concesse un’esenzione fiscale «trentennale» per tutti i nuovi impianti. Non di meno fece circa cento anni dopo, nel 1850, l’Arciduca Giovanni d’Austria, grande sostenitore e protettore dell’agricoltura che introdusse tra l’altro i vitigni del Riesling, del Silvaner, del Pinot Nero e del Pinot Bianco.

Le zone vitivinicole altoatesine si snodano per circa 70 chilometri attraverso realtà diverse tra loro per clima, esposizioni, altezza di impianti, passando tra colline soleggiate e ripidi pendii, costeggiando scorci alpini di incredibile fascino.

La zona più estesa e più calda è la Bassa Atesina, con terreni ricchi di calcare e affioramenti di argilla, dove trova l’habitat ideale, grazie anche all’ottima ventilazione, il Gewürtztraminer.

In quel di Termeno questo vitigno ci regala vini profumati e morbidi, ma da trovare soprattutto sono i vini prodotti con «vendemmia tardiva»: sono un’esplosione di profumi, sapori e morbidezza, da provare sui formaggi a crosta lavata.

L’Oltradige, con i suoi castelli resi celebri dai villaggi di Caldaro e Appiano, ospita la Strada del vino dove sono a dimora vitigni a maturazione tardiva; grazie al clima più caldo, ottimi i Cabernet Sauvignon e il Merlot d’abbinare ai tipici piatti di selvaggina da pelo. Qui troviamo ottimi Sauvignon e Pinot Bianco, coltivati in vigne dove regna il porfido e il calcare, che danno ai vini grande sapidità e mineralità.

La Schiava e il Lagrein di Gries sono i regnanti incontrastati dei «Bozner Leiten» (Colli di Bolzano). Strutturata e vellutata, la Schiava, quella coltivata nella sottozona Santa Maddalena, risulta essere l’ideale compagna del «fegato alla veneziana». Anche nella zona di Merano si coltiva con successo la Schiava, ma qui è più fresca e leggera, ottimi invece sono i Pinot Nero e i Merlot, che maturano su terreni ghiaiosi.

La Valdadige è situata tra le province di Bolzano, Trento e Verona, si distingue per tre sottozone molto famose: Terlano, Nalles e Andriano; qui le radici devono scavare molto in profondità per raggiungere il vitale nutrimento, che dà origine a vini di grande mineralità e longevità, che alle volte stupisce, soprattutto nei Sauvignon, Pinot Bianco e grandi Chardonnay.

Tra filari di mele che contendono spazio ai filari delle viti, entriamo in Val Venosta (Vinschgau), qui il clima è più secco e nei pressi di Merano troviamo incredibili Pinot Nero; lo abbiamo provato con un cosciotto d’agnello all’anice stellato: «sublime». Nei pressi del villaggio di Naturno abbiamo gustato un Riesling che non aveva nulla da invidiare ai più noti vini Alsaziani.

Non dobbiamo dimenticare i vivaci Müller Thurgau, un meraviglioso Kerner, vitigno particolarmente resistente al freddo e dulcis in fundo, i dolci Moscati Gialli e Moscati Rosa, anche in versione Passiti.

Clos Floridène
Un po’ prima di entrare nella città di Langon (Bordeaux), troviamo un terreno composto da una serie di affioramenti di depositi sedimentari, dove dominano ciottoli misti a sabbia con delle sacche d’argilla che si sono accumulate nel corso del tempo. Ci troviamo nella zona chiamata «Graves».
Qui il famoso enologo Denis Dubourdieu – conosciuto in tutto il mondo per i suoi consigli per produrre i vini bianchi, pioniere della pratica del bâtonnage e della macerazione pellicolare – ha creato nella sua tenuta a Pujols, il «Clos Floridène», un grande vino bianco prodotto da uve Sémillon, Sauvignon e 1% di Muscadelle che dona una tipica aromaticità.
Dal colore giallo oro con un brillante riflesso verdolino, il «Clos Floridène» ci porta al naso freschi profumi di frutta dalla polpa bianca e piacevoli note aggrumate, con un tocco di spezie e cera d’api. Molto equilibrato in bocca e piacevolissima la sua vivacità, con un lungo finale che lascia in bocca la freschezza della frutta.
Da bere a una temperatura tra 8° e 10° C, è l’ideale compagno estivo per i vostri piatti di pesce e crostacei.

 

 

/ Davide Comoli

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