Bacco Giramondo – Un viaggio attraverso il Mediterraneo, seguendo le navi dei coraggiosi mercanti che lo solcavano con il loro carico prezioso – Prima parte

Parlando di vino, dalle sue origini alla sua evoluzione, della sua conquista di territori, di popoli, non possiamo tralasciare di raccontare oltre che di mercanti, anche di trasporto, di commercio, di porti, ma soprattutto di navi e contenitori.

Spesso quelle che abbiamo trovato frugando nelle nostre memorie e nelle nostre ricerche, sono cronache fantasiose o incomplete, che narrano di consumi specifici e trasporti via mare tra alcuni popoli antichi abitatori delle coste del Mediterraneo.

Abbiamo quindi attinto a scritti che si rifanno ad alcuni autori greci e latini classici, tra cui Strabone, Erodoto, Varrone, Plinio e Columella, cercando di redigere una storia del vino e del suo commercio la più credibile possibile, ripercorrendo qualche migliaio di pagine di celebri opere, anche attuali.

Sono pagine che indicano nel Mediterraneo la culla indiscutibile del commercio e dello scambio tra i popoli, spesso rivali o nemici, protagonisti in modo e tempi diversi della lunga storia del commercio vinicolo.Imbarchiamoci dunque su questa nave e con la fantasia salpiamo attraverso questo mare che ha avuto il merito di diffondere, anche con l’aiuto del vino, la cultura tra i popoli che abitavano le sue sponde.

Il connubio vino-mare, lo si può desumere con evidenza, oltre che sulle storie di Delo e Rodi, come vedremo in seguito, per il fatto che nel porto di Ostia (Roma) è stato ritrovato un numero elevatissimo di anfore per il trasporto del vino importato dalle Gallie, e in altri periodi, dalla Betica (Spagna), che veniva immagazzinato o ricoverato provvisoriamente nelle numerose dispense portuali.

Parlando di «patrie» del vino, l’Egitto (contrariamente a quanto affermato da qualcuno), non è mai stato un Paese di grandi tradizioni vinicole. Poche vigne, rare le pratiche di vinificazione; sarà soltanto con l’avvento commerciale con altri Paesi del Mediterraneo, tra cui alcuni colonizzati o occupati per un certo periodo dagli eserciti egizi, che i sudditi dei faraoni apprenderanno nuove cognizioni sulla vitivinicoltura, scoprendo anche vini migliori dei vinelli prodotti lungo il Nilo.

Bisognerebbe puntigliosamente descrivere quali orribili misture venivano introdotte nelle anfore ritrovate nei sepolcri della Valle dei Re, per assicurare al vino una innaturale longevità. Infatti, i ricchi sudditi dei faraoni, se intenditori di vino, cercarono d’importare vino dalla Siria, da Cipro, da Creta dalla Terra di Canaan e più tardi dalla Grecia. Il vino degli Egizi, non doveva quindi essere quel grande nettare descritto come presunto tale, tanto che i dominatori greci e romani, giunti in epoche posteriori, non amavano molto i «vinelli» prodotti in Egitto. Quando questi «imperialisti» si trovarono «esuli» in questa terra, si facevano inviare vino dalla Grecia dai porti dell’Egeo, ma soprattutto Falerno, Cecubo e Mamertino dalla Penisola italica.

I primi cenni credibili di scambio commerciale nell’area mediterranea nei quali il vino gioca un ruolo determinante, si trovano in documentazioni inerenti all’isola di Creta.Nel 1956 fu infatti ritrovato al Cairo un documento risalente al Regno Medio egizio, nel quale viene evidenziato il fatto che molte navi egizie facevano spola con i porti di Keftiu (l’antico nome di Creta).

Gli Egizi scambiavano i loro prodotti (gioielli, uova di struzzo e avorio) con legname e soprattutto con il vino, che se non prodotto tutto a Creta, veniva immagazzinato nelle capaci dispense portuali dell’isola, le quali servivano pure come base per i traffici merci che transitavano per la direttrice commerciale che univa le sponde del Mediterraneo e la Siria con la Babilonia, passando per Mari.

I vini importati venivano «rinfrescati» e resi più «potabili» dal ghiaccio che in grande quantità era conservato nel profondo delle grotte. Tutto questo è confermato dal gran numero di anfore vinarie ritrovate (naturalmente vuote) che risalgono al 1360 a.C. circa.Le «strade del vino» che a Oriente raggiungevano il cuore della Mesopotamia, oltre che terrestri, erano rappresentate dalle vie d’acqua, di mare e di fiume per determinati tratti, vie solcate dai primi vascelli mercantili e dalle barche a fondo piatto.

Sul finire del II millennio, l’Egitto conobbe il periodo più buio della sua storia, a causa dei ripetuti attacchi da parte dei «Popoli del Mare» che spesso si univano ai Predoni di terra e agli invasori libici. Il vino importato che stava per diventare un bene disponibile ad ampi strati della popolazione e che proveniva dalle coste della Siria, del Libano e dai porti dell’Egeo, ma soprattutto da Creta, lentamente scomparve dalla dieta quotidiana.

Per ritrovare il vino protagonista, bisognerà attendere alcuni secoli. Sarà intorno al 650 a.C., con l’avvento della XX Dinastia Saitica, grazie al faraone Psamtek I di Sais, che a tutti gli strati sociali della popolazione verrà offerta la possibilità di bere vino. Il vino entrerà a tal punto nella dieta quotidiana, che si arriverà addirittura a snobbare la bevanda sacra a Cerere (definita in modo approssimativo birra), che spesso era solo una misera tisana a base di cereali, ottenuta il più delle volte con acqua di dubbia e mediocre qualità.

Ma per meglio comprendere il ruolo del commercio del vino nelle varie epoche e presso le varie civiltà, è necessario approfondire la funzione di questa bevanda nella quotidianità e nell’alimentazione. Vi invitiamo quindi a seguirci nel prosieguo di questa nostra storia.

Capovolto

Il Verdicchio di Jesi ha la sua zona d’eccellenza nella Vallesina, situata a nord-ovest di Jesi. Il «Capovolto» è prodotto con coltura biologica a Cupramontana, villaggio collinare degradante verso il mare Adriatico, da cui riceve le fresche brezze marine.

Le coltivazioni di tipo biologica o biodinamica permettono di ottenere un vino dal colore paglierino intenso, con sfumature di oro verde. Al naso riusciamo a percepire le espressioni più fini e sensuali di questo vitigno, floreale con sentori di pesca e mandorla, mentre al palato la sensazione salina e fresca ne valorizza la persistenza gustativa.

Questo è un vino da tutto pasto, ideale per questo periodo estivo con pietanze a base di verdure e uova. È perfetto su un menu marinaro e si sposa in modo particolare con brodetti e zuppe di pesce, con grigliate e fritture, da provare assolutamente con l’orata al cartoccio. Deve sempre essere servito fresco, ad una temperatura di 8-10° C.

 

/Davide Comoli

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