Bacco giramondo – Nel Priorat si trova il meglio perché l’impronta minerale di certe zone che il terreno dà al vino permette di produrre veri gioielli enologici.

La Catalogna (Cataluña in castigliano o Catalunya in catalano) ha dietro di sé una lunga storia d’indipendenza: prima che la Spagna fosse un Paese unificato (1492), Barcellona era la sede del Governo. Il porto di questa città ha giocato un ruolo chiave a partire dal XII sec. per l’esportazione del vino, anche se – aggiungiamo – non erano certo dei vini di grande qualità. Fino alla metà del XIX sec., i vini bianchi prodotti in queste zone erano ottenuti da vitigni diversi e male adattati, ossidati; inoltre l’invecchiamento avveniva in fusti di legno seminterrati nella sabbia, per cui ben presto assumevano un colore scuro e un odore di noci. Il grande cambiamento avvenne nel 1872, allorché la prima bottiglia di Cava – ottenuto con il metodo classico (vedi lo champagne) – fu prodotto dalla famiglia Raventós.

J. Raventós aveva in effetti constatato la crescente popolarità degli Champagnes e aveva quindi pensato che anche la Catalogna avrebbe potuto produrre un vino che gli somigliasse, così da rivaleggiare con il più blasonato vino francese. Raventós si concentrò sui vitigni catalani prima di optare per il Maccabeo (Viura), il Parellada e la Xarel.lo, e nel 1872 nacque il primo Codorniù che prese il nome della cantina fondata appunto nel 1551 dalla famiglia Raventós. Tra il 1950 e il 1960 s’incominciò a pensare anche a produrre vini rossi, visto che i bianchi, soprattutto gli spumanti, avevano conquistato il gusto mondiale (oggi Freixenet è il secondo produttore di Cava, ma è al primo rango mondiale come produttore di spumanti).

La Catalogna è formata da dieci zone a DO: Catalunya, Pla de Bages, Penedès, Conca de Barberà, Costers del Segre, Alella, Empordá-Costa Brava, Priorat, Tarragona e Terra Alta.

La culla della viticoltura spagnola la troviamo a Ampurdán/Empordà, in Catalogna dove 2000 ettari sono ricoperti da viti. Già nel Medioevo qui, come nella vicina Banjul, regione francese, si producevano vini dolci molto alcolici con il vitigno Garnatxa (Garnacha). Più recentemente questa zona ha perso un po’ il treno per entrare a far parte dell’élite vinicola catalana; la produzione di rosati per i turisti ha un po’ fatto passare in secondo piano questa zona, anche se ad onor del vero, qualche produttore cerca di produrre dei rossi armonici con vitigni francesi, la Garnacha e la Cariñena.

La zona di Pla de Bages, è situata sulle zone montuose a nord ovest di Barcellona, dove su circa 500 ettari influenzati dal Mediterraneo, si producono vini rossi equilibrati con il Merlot, il Cabernet, il Tempranillo con o senza il Sumoll o la Garnacha. I vigneti dell’Alella verso la fine degli anni ’80 erano minacciati dall’espansione della città di Barcellona, ma nel 1989 fortunosamente la DO Costa Brava fu estesa su quattro pianori situati su un’altezza massima di 250 m (vallés). Oggi, pochi produttori hanno ricavato una produzione di nicchia con lo Chardonnay e la Xarel.lo, chiamato in loco Pansa Blanca con i quali si fanno dei vini freschi e beverini. Il Penedès si trova a sud di Barcellona, i suoi vigneti sono distribuiti su tre grandi terrazze di differenti livelli: la zona costiera il Bajo-Penedès, che culmina a 250 m, gode di un clima caldo e produce dei vini piuttosto ordinari. Il Medio-Penedès, che raggiunge i 500 m, gode di un clima più fresco che permette la produzione di uve di migliore qualità (la maggior parte delle uve per il Cava si trovano a questo livello). Infine troviamo l’Alto-Penedès dove le vigne vengono coltivate a 800 m d’altezza, sui contrafforti che circondano il plateau centrale della Meseta: è qui che crescono le migliori uve, soprattutto quelle per la produzione di vini rossi.

La legislazione per la DO, è molto generosa nel Penedès e permette la coltivazione di 121 vitigni diversi, anche se di fatto i viticoltori ne usano molto meno. Per i rossi, in fatto di popolarità troviamo: Ull de Llebre (Tempranillo), Garnatxa (Grenache), Moscatell o Cariñena (Carignan), Cabernet-Sauvignon e Samsò. Tra i bianchi: Parellada, Maccabeo, Xarel.lo e Subirat-Parent (Malvasia-Riojana), Chardonnay e Sauvignon. Nell’entroterra aspro e montuoso della Tarragona, si producono vini rossi molto strutturati, ma oggi si preferisce concentrarsi su bianchi freschi, profumati e molto fruttati, anche qui i vigneti si trovano su tre zone che vanno dai 100 ai 400 m d’altitudine.

Terra Alta è la più meridionale e la più elevata DO della Catalogna, in media le vigne si trovano a 450 m d’altitudine, ciò che impedisce un grosso riscaldamento; particolari sono i vini prodotti con la Garnacha Bianca e quella Nera, che ricordano un po’ i vini liquorosi prodotti nel sud della Francia, da provare assolutamente la celeberrima Crema Catalana con una coppa di Altamar, vino prodotto con uve Maccabeo e Garnacha Peluda.

Il Priorat, nell’ultimo decennio, ha ottenuto una folgorante ascesa, con l’obiettivo nel 2000 di aggiudicarsi il marchio D.O.Ca. (Denominación de Origen Calificada). I suoi prodotti sono divenuti tra i più cari e ricercati vini spagnoli. Grazie in buona parte a René Barbier, che alla fine degli anni ’70, innamoratosi del Priorat, fece restaurare Clos Mogador e rimpiazzare con nuove viti il vecchio vigneto che si apre come un antico anfiteatro romano sulla vallata della Siurana.

Il Priorat gode di un’eccellente situazione geologica, circondato da montagne scoscese che si addolciscono scendendo verso il mare, un paesaggio affascinante di colline ripide, con un’altezza che va dai 250 ai 600 m sul livello marino. La vigna non può che essere lavorata a mano, su un terreno scistoso qui chiamato licorella che permette solo una resa molto bassa per ceppo. L’impronta minerale che il terreno dà al vino permette di produrre veri gioielli enologici. La Garnacha, il Cabernet-Sauvignon, il Syraz, danno vini sontuosi e prosperosi, che assolutamente cari lettori, dovete gustare.


San Vincenzo (Anselmi)

Il San Vincenzo è un vino prodotto principalmente con uve del vitigno Garganega, che è sicuramente la varietà a bacca bianca più importante coltivata nella provincia di Verona.

Infatti questo delizioso nettare è prodotto lungo la fascia collinare tra i comuni di Soave e Monteforte d’Alpone, dove le vigne si estendono per quasi 2000 ettari nel territorio dei due comuni.

Anselmi (il produttore), ha voluto creare un vino che possa evolvere nel tempo, oltre all’80% di Garganega, troviamo infatti un 20% diviso tra Chardonnay che apporta struttura e Sauvignon blanc che ne enfatizza i profumi. Affinato per 6 mesi in acciaio, il San Vincenzo è un vino dai profumi di ginestra, pera, limoncello, con una netta impronta minerale.

Fresco d’acidità e con un lungo finale, è un vino perfetto con un trancio di salmone alla griglia e pesci d’acqua dolce in genere, e visto che siamo in stagione, lo consigliamo con un risotto ai porcini, mantecato con burro e parmigiano, con tagliolini alle chanterelles, ma meglio ancora su delle lamelle di porcini crudi conditi con olio extra vergine, melograno e scaglie di parmigiano.

/di Davide Comoli

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