Da Padova alla Marca Trevigiana - Vinarte

Bacco giramondo – Scorrazzando tra i colli veneti per degustare le perle di una terra ricca di vitigni autoctoni

Bagnoli di Sopra è un piccolo villaggio della pianura sud-orientale che troviamo tra le provincie di Padova e Venezia, facilmente raggiungibile dopo pochi chilometri dall’uscita per Padova ovest.

Terreni molto variati consentono di ottenere in questa zona vini di ottima qualità, già conosciuti in epoca romana; il solito Plinio aveva definito questi vini: saporem alienum, cioè diverso da altri da lui provati. Oltre ai soliti vitigni internazionali, troviamo tra i rossi il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Tai Rosso, la Turchetta, la Corvina e la Cravara, la Marzemina Bianca e la Sciampagna tra le bianche.

L’uva storica è però l’autoctona Friularo, imparentata con il Raboso. Il Friularo è un vitigno che matura molto lentamente, dai grappoli molto scuri e concentra negli acini zuccheri, acidità e piacevoli profumi. Oltre alla tipologia di vino secco, lo troviamo in versione Bagnoli Friularo Vendemmia Tardiva, con uve raccolte dopo San Martino; vino che accompagna in modo stupendo l’anguilla ai ferri e, nella versione Passito, può valorizzare il cioccolato fondente.

Lungo la Strada del Vino tra Valdobbiadene, Treviso e Conegliano, è possibile ammirare tratti dovele vigne s’inerpicanocon una pendenza taleda costringere i viticoltoria orientare i filaridi traverso e girapoggio

Percorriamo una decina di chilometri verso Strà, dove ci inoltriamo lungo la bucolica striscia di terra chiamata Riviera del Brenta, il cui fiume omonimo è l’ideale proseguimento del Canal Grande. Ci fermiamo a Mira, dove Bruno, un caro amico di vecchia data, ci rifocilla con gli stuzzicanti «cicchetti veneziani» (baccalà mantecato, polpettine di gamberetti, sardelle in saor, e via elencando), innaffiando il tutto con un frizzante Verduzzo, dalle vivaci sfumature verdognole, mentre sul Brenta di fronte a noi passa il Burchiello diretto a Venezia, carico di vocianti turisti.

Da Mestre raggiungiamo poi l’uscita di Noventa di Piave in direzione Salgareda-Vazzola, entrando per un breve tratto nella D.O.C. Lison-Pramaggiore. L’Adriatico poco distante e il terreno ricco di carbonato permettono la produzione di vini ricchi di sostanze aromatiche, qui il Merlot e i Cabernet sono i vitigni più coltivati. Lison-Pramaggiore rappresenta inoltre una delle maggiori realtà nazionali per la produzione dei vini BIO. Come i vini della D.O.C. Piave, dove arriveremo tra poco: qui si trovano vini prodotti con un buon livello tecnico, che si contraddistinguono per un bel rapporto prezzo/qualità, ma attenzione perché quantità non significa qualità.

Dal punto di vista vitivinicolo la provincia di Treviso presenta una grande ricchezza di vitigni. Le migliori zone sono quelle collocate nella parte più settentrionale della provincia, vale a dire Montello, Colli Asolani, Colli di Conegliano e Valdobbiadene, dove la vigna ha da sempre trovato gli ambienti e i terreni adeguati alle sue esigenze; clima temperato, esposizioni luminose e suoli magri. Siamo sulla sponda sinistra del fiume, in una zona detta Grave del Piave, per la presenza di ghiaie affioranti su cui la vite ha trovato larga diffusione: questa è la patria dell’autoctono Raboso, vino dai profumi di viole e di more, con un’acidità marcata, rustici tannini e di buona struttura.

A Cimadolmo giriamo a destra e attraversiamo il Piave in direzione di Spresiano, passando sulla grande isola detta Grave di Papadopoli, formatasi in seguito all’alluvione del 1832. Passando in queste zone, il ricordo torna alla nostra fanciullezza, quando nonno Giovanni (1894) «caporalmaggiore», mi raccontava dei suoi ricordi di guerra in queste zone e del terribile anno passato nelle trincee lungo il corso del fiume Piave.

Attraversiamo Volpago del Montello sulla S248 dove sostiamo in una storica cantina per poter provare un Venegazzù, rosso di taglio bordolese, Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 30%, Cabernet Franc 20% e Malbec 10%, maturato in botti grandi per 48 mesi; un vino capace di resistere al tempo con efficacia.

Siamo nella zona del Montello e dei Colli Asolani, un gruppo collinare disposto a corona a nord ovest della cittadina di Asolo. Ai piedi del Montello troviamo il centro di Montebelluna, sulla sponda destra del Piave, su terreni composti da ghiaia e argilla. Come per il Venegazzù, i vitigni rossi internazionali, che abbiamo sopracitato, danno vini dai profumi di marasca e leggermente erbacei.

Tra i bianchi si è valorizzato il Manzoni Bianco e la Bianchetta Trevigiana, ma stiamo per entrare nel regno del vitigno Glera da cui si ottengono diverse denominazioni di Prosecco, in loco infatti il vino di punta è il Colli Asolani Prosecco D.O.C.G., menzione arrivata nel 2008.

Riattraversiamo il Piave e arriviamo al Valdobbiadene, siamo nella Marca Trevigiana, racchiusa tra il citato Valdobbiadene, Vittorio Veneto e Conegliano: racchiusa tra queste tre cittadine, la zona è ormai internazionalmente conosciuta per il vino Prosecco, che si può trovare e degustare in tutte le sue sfaccettature, nelle numerose aziende vinicole sparse lungo le strade che si inerpicano tra i pendii, alle volte molto ripidi, dei colli ricoperti di vigne.

Approfittando della luce delle lunghe giornate estive, ritardiamo il nostro arrivo in albergo, facendo un giro tra le pendenze dei colli delle frazioni di Saccol, Santo Stefano e San Pietro di Barbozza, 107 ettari di vigneti destinati al cru del Cartizze.

L’aperitivo da noi provato, un Prosecco Superiore di Cartizze 2018, di un giallo paglierino, con un fitto perlage, al naso profuma di pera sciroppata e camomilla, ottimo per stuzzicare l’appetito, così come il Prosecco Superiore Rive Extra Dry 2018, metodo Charmat, dal brioso perlage, dai sentori di mela, buccia di pera, ananas e miele di tiglio, che ha accompagnato il nostro risotto al radicchio, preceduto da filetti d’acciughe ripiene di un impasto di olive, capperi e origano. A titolo d’approfondimento, la menzione Rive sta a indicare un vino prodotto nelle vigne più scoscese; oltre al Glera possono intervenire piccole quantità di PereraVerdiso e Bianchetta, che donano profili diversi ai vari Prosecco.

Percorrendo la Strada del Vino tra Valdobbiadene, Treviso e Conegliano, è possibile ammirare dei tratti dove le vigne s’inerpicano con un’inclinatura che sfiora il settanta per cento e costringono i viticoltori a orientare i filari di traverso e girapoggio: è uno spettacolo che riempie l’anima fermarsi a guardare le vigne e la campagna circostante o sostare per una degustazione. Basterà seguire i cartelli e andare dove porta l’ispirazione del momento.

Una breve sosta a Refrontolo per un panino con la «soppressa» e un Prosecco Frizzante rifermentato in bottiglia a cui seguirà un calice di profumato, dolce e vellutato Refrontolo Passito, prodotto con grappoli di Marzemino su graticci, una vera chicca!

Alle porte di Vittorio Veneto, visitiamo il Museo della Battaglia e approfittando della sosta, acquistiamo un’altra gemma di questa terra, il dolcissimo Torchiato di Fregona, dagli intensi sentori di miele d’acacia.

La S51 ci riporta quindi a Conegliano, una tappa piacevolissima sia per l’arte sia per la cucina, dove il classico poenta e osei chiude in magnificenza la giornata, accompagnato da uno strutturato Colli di Conegliano Rosso. E prima di rientrare in Ticino, la mattina dopo visitiamo la Scuola Enologica fondata nel 1876, un’istituzione molto attiva che forma decine di giovani enologi, luogo che è considerato la culla della spumantistica del Prosecco.

/ Davide Comoli

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